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Questo è il canale podcast dell'Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Il canale viene utilizzato per distribuire interviste, testimonianze, lezioni e quant'altro possa essere di interesse per la nostra comunità... e non solo! read less
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Conversazione con Martina Maria Di Branco e la Tesi di Laurea Magistrale su L’importanza dell’insegnamento di una storia dei generi nella scuola
Feb 20 2024
Conversazione con Martina Maria Di Branco e la Tesi di Laurea Magistrale su L’importanza dell’insegnamento di una storia dei generi nella scuola
La Tesi magistrale di Martina Maria Di Branco in Pensiero politico e questione femminile, su: L’importanza dell’insegnamento di una storia dei generi nella scuola, è stata discussa all’Università di Cassino e Lazio Meridionale nel 2020-2021; la conversazione si è soffermata sui momenti più salienti del tormentato percorso dell’istruzione femminile, dalla nascita della questione femminile nel XVII secolo, ai secoli successivi fino al diritto post-unitario. L’Autrice considera il rapporto donne e scuola nella storia della Repubblica come la rivoluzione più lunga, iniziatrice di un percorso di libertà. Dal neofemminismo degli anni Settanta un grande ruolo è stato rivestito dall’innovazione del linguaggio per il riconoscimento e rimozione degli stereotipi di genere. L’Autrice disegna anche statisticamente la presenza femminile nei diversi ruoli negli Atenei italiani e dedica un intero capitolo ai manuali di storia correnti, per un esame comparativo in merito ai contenuti e alle integrazioni nel caso fossero state apportate. Necessaria sarebbe anche la distinzione nell’insegnamento e nella manualistica delle differenze che intercorrono fra i cosiddetti gender’s studies e fra women’s studies e men’s studies; questi ultimi benché più ridotti rispetto ai primi sono praticati da chi intende approfondire gli stereotipi legati ad una mentalità maschile consolidata nei millenni.
Conversazione con Maria Laura Bartoli, Tesi magistrale dal titolo Le poche feroci. Violenza politica, emancipazione femminile e parità di genere negli anni di piombo, anno accademico 2020-2021, Pensiero politico e questione femminile.
Dec 26 2023
Conversazione con Maria Laura Bartoli, Tesi magistrale dal titolo Le poche feroci. Violenza politica, emancipazione femminile e parità di genere negli anni di piombo, anno accademico 2020-2021, Pensiero politico e questione femminile.
La Tesi della dottoressa Bartoli evidentemente ha una sua originalità, poiché non è certo frequente analizzare la componente di genere nel terrorismo italiano degli anni ’70 del Novecento. Si parla infatti solitamente di terrorismo o di terroristi, riferendosi solo alla componente maschile. Il ruolo rivestito dalle donne non si adatta affatto agli stereotipi femminili, legati all’obbedienza, alla sottomissione, alla dolcezza, alla cura, ma la Bartoli precisa che il suo interesse è nato dal corso di Pensiero politico e questione femminile e dall’interesse per la politica in genere. Quello che l’ha colpita particolarmente è stata l’autonoma decisione femminile di farne parte, una scelta ideologica, e autodeterminata. Ha intervistato coloro che si sono dichiarate disponibili, mentre per qualcuna tuttora detenuta non è stato possibile avere un colloquio. La Bartoli ha sottolineato lo scontro terminologico con il rifiuto da parte loro del termine terroriste, poiché la loro convinzione era che il vero terrorismo fosse quello nero, negando anche l’esistenza di una autonoma questione femminile; la lotta di liberazione delle classi subalterne per loro ingloba la liberazione femminile. Interessante il punto di vista dell’unico ex brigatista intervistato, nome di battaglia Sergio, che ha rimarcato la parità di genere all’interno dei nuclei terroristi. La posizione unanime è che la loro fosse una lotta di liberazione dal capitalismo che oggi registra comunque una vittoria.
Conversazione con Matteo Marcaccio e la tesi di laurea su Marisa Rodano
Dec 22 2023
Conversazione con Matteo Marcaccio e la tesi di laurea su Marisa Rodano
La Tesi magistrale di Matteo Marcaccio, discussa con la lode, cui è stata riconosciuta dignità di pubblicazione, analizza la lunga biografia politica di Marilisa Cinciari, più nota forse come Marisa Rodano, scomparsa ai primi di dicembre di quest'anno; la tesi indaga una personaggia che ha avuto per così dire un passato denso con l'Università di Cassino e Lazio Meridionale. Nel 2003, il Comitato Pari Opportunità dell'Ateneo, allora presieduto dalla sottoscritta, la invitò, con altre studiose a tenere un seminario, i cui interventi furono raccolti in un volume; il titolo concordato era La politica come valore, perché già da allora la nostra intenzione era di far dialogare le giovani studentesse con una donna dalla vita esemplare in quanto a impegno, coerenza, attenzione alla condizione femminile. La successiva Laurea Honoris Causa attribuita dall''Ateneo nel 2013 a Marisa Rodano costituì un riconoscimento fondamentale al suo eccezionale impegno, anche per la nascita della Repubblica, poiché gli studi universitari furono interrotti dall'arresto per antifascismo e per l'impegno nella Resistenza. La tesi affidata a Matteo Marcaccio è in un certo senso l'epilogo di questo dialogo, concluso con la sua scomparsa, ma preceduto da una singolare coincidenza. Il 1° novembre in compagnia di Daniela Carlà, con cui da anni Marisa Rodano aveva dato vita all'Accordo di Azione comune per la democrazia paritaria e oggi Noi Rete Donne, e altre componenti dell'associazione, eravamo andate trovare Marisa nella sua abitazione romana. Con noi c'era Matteo Marcaccio, che le ha mostrato la tesi a lei dedicata. Dopo poche settimane è scomparsa, ma non certamente i suoi insegnamenti. Nella tesi, Marcaccio ripercorre appunto la vita politica che s'intreccia con la sua vita privata, l'amato marito Franco Rodano, conosciuto sui banchi del Liceo Visconti a Roma e i suoi cinque figli. La famiglia non le ha mai impedito di tenere fede ai suoi impegni istituzionali a cominciare dal ruolo di giovane consigliera comunale a Roma, poi consigliera provinciale, poi deputata e prima donna vice presidente della Camera, infine eurodeputata. Intenso, e sempre ribadito l'impegno per il progresso delle donne, militando nell'Unione Donne Italiane, di cui è stata una delle mitiche fondatrici.
Onlife: come i giovani si costruiscono un’identità (duplice) tra reale e virtuale
Oct 28 2023
Onlife: come i giovani si costruiscono un’identità (duplice) tra reale e virtuale
La preadolescenza è un periodo in cui si posano pietre importanti nella costruzione della propria identità. In questo processo, influenzato da molti fattori, l’utilizzo dei social media svolge un ruolo sempre più incisivo, soprattutto per una generazione che conduce una vita onlife, in cui reale e virtuale si fondono. Un’esistenza in cui l’immagine di sé – a partire dal corpo – è continuamente esposta, soggetta a filtri di modifica, a giudizi e confronti. Sarebbe un errore vedere solo i lati negativi degli strumenti digitali, che possono essere risorse utili per i ragazzi e le ragazze, oltre che leve educative efficaci per gli adulti di riferimento. Allo stesso tempo, però, va presa sul serio la portata inedita del fenomeno, con le possibili minacce che nasconde. Analizzare e comprendere come le persone più giovani fruiscono e creano i contenuti virtuali, quindi, è fondamentale per restare in contatto con loro, senza rinunciare al proprio ruolo educativo. Un simile sforzo, inoltre, è imprescindibile per pensare le politiche pubbliche e le strategie educative da mettere in campo nelle scuole, sul territorio e… in rete. Di questo abbiamo parlato con Simone Digennaro, ricercatore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, che ha condotto un’indagine dal titolo “Corpi Duplicati: l’utilizzo dei social media tra gli under 14”. Abbiamo incontrato il suo lavoro mentre conducevamo ricerche per il progetto Erasmus+ ASAP – A systemic approach to social media and pre-adolescents through thinking skills education – guidato da Fondazione Politecnico di Milano di cui l’Associazione Le Nius è partner insieme ad altre organizzazioni italiani e estere.
AGREF  Agri-food value chains efficiency and fairness
Oct 19 2023
AGREF Agri-food value chains efficiency and fairness
Nutrire oltre 440 milioni di cittadini europei in modo sano, sicuro e a prezzi contenuti richiede l’impegno continuo di milioni di addetti del settore agroalimentare. Ogni giorno, oltre 10 milioni di aziende agricole, 280.000 imprese industriali e quasi un milione di dettaglianti nell’ Unione Europea lavorano a questo scopo e costruiscono insieme il sistema agroalimentare più avanzato e sostenibile del mondo. Tuttavia, le piccole e medie imprese agroalimentari non vedono sempre riconosciuto economicamente il loro ruolo fondamentale. Garantire a tutti gli operatori remunerazioni e redditi equi all’interno di processi produttivi efficienti, sicuri e sostenibili è una delle principali sfide che il sistema agroalimentare deve affrontare nel prossimo decennio. L’Università di Cassino e del Lazio Meridionale è impegnata da anni, insieme alla Commissione Europea, a sostegno delle piccole e medie imprese agroalimentari del nostro territorio, attraverso studi e ricerche volte a evidenziare le criticità e a proporre soluzioni per giungere ad un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Il progetto AGREF (Efficienza ed equità nelle catene del valore agroalimentari), finanziato attraverso i fondi MUR per i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) conferma questo impegno e vede la collaborazione delle Università della Tuscia, di Pisa e di Cassino e Lazio Meridionale. La ricerca mira ad individuare gli effetti negativi per le piccole e medie imprese agroalimentari delle pratiche commerciali inique, come ad esempio eccessivi ritardi nei pagamenti o modifiche unilaterali e improvvise di accordi già sottoscritti. I ricercatori delle Università della Tuscia, di Pisa e di Cassino e Lazio Meridionale collaborano per verificare se le pratiche commerciali inique, oltre a erodere i redditi dei produttori agricoli, possano anche dare origine a fenomeni socialmente dannosi, come il ricorso al caporalato o l’utilizzo di pratiche agricole non sostenibili. Coordinatore scientifico, Prof.ssa Clara Cicatiello, Università degli Studi della Tuscia Referente Università di Cassino e Lazio Meridionale, Prof. Carlo Russo
Non è vero ciò che è vero
Mar 13 2023
Non è vero ciò che è vero
Non è vero ciò che è vero ma è vero ciò che è creduto essere vero. Forse questo è l’insegnamento principale che ci danno le scienze sociali mettendoci in guardia sulla capacità degli individui di costruire delle realtà, che non necessariamente hanno un corrispettivo oggettivo. La nostra esperienza del mondo è sempre influenzata dalle nostre percezioni, emozioni, dalle esperienze passate, dalla cultura e dal contesto sociale. Se accettiamo l’unicità dell’individuo, per cui nessun individuo è uguale ad un altro, dobbiamo accettare anche l’esistenza di tante realtà quante sono gli individui. La capacità dell’uomo di costruire una propria realtà è alla base di quello straordinario processo creativo che ha permesso all’umanità di andare oltre i confini della natura e di costruire delle dimensioni parallele. La massima rappresentazione odierna di questa capacità è rappresentata dall’intelligenza artificiale e dalla realtà virtuale: due strumenti che si trovano nella fase iniziale del loro sviluppo ma che fanno già discutere e riflettere. Ultimo in ordine di tempo è il dibattito su Bold Glamour il nuovo filtro di TikTok basato sull’intelligenza artificiale. Esso rappresenta l’evoluzione più avanzata dei filtri. E porta a un livello successivo una storia iniziata nel 2012, anno in cui i filtri diventano alla portata di tutti, grazie a Instagram. La funzione di Instagram consentiva agli utenti di migliorare le loro foto aggiungendo una leggera luminosità e saturazione. Un piccolo escamotage tecnico che oggi farebbe sorridere e che ben presto è stato sostituito da nuovi e più sofisticati filtri, capaci di intervenire in maniera radicale sulla immagine del volto e del corpo degli utenti. Fino all’avvento di Bold Glamour i filtri, per quanto sofisticati, non erano in grado di coprire completamente l’inganno. In un modo o nell’altro rimanevano degli elementi che in filigrana facevano intravedere la verità, il vero volto di chi si prestava al gioco del filtro. Si guardava l’immagine artefatta e si potevano notare alcuni elementi - ad esempio una sovrapposizione non esattamente allineata, o delle parti del volto che risultavano sgranate, oppure delle espressioni troppo artificiali, poco umane, ecc. - Bold Glamour, invece, utilizzando l’intelligenza artificiale riesce a coprire quasi completamente l’inganno tanto che non è più possibile distinguere la realtà dalla costruzione digitale. Qualcuno potrebbe derubricare questa nuova moda a un semplice gioco o passatempo. In realtà, l’utilizzo continuativo dei filtri e questi nuovi livelli di tecnologia raggiunti devono far riflettere sugli effetti che si stanno determinando sui giovanissimi. Una frequente alterazione della propria immagine, infatti, porta con sé tutta una serie di problematiche. Tra cui: Problemi di autostima: i filtri possono creare aspettative irrealistiche di come dovrebbe apparire il proprio volto e la propria immagine. Ciò può portare i giovani a sentirsi insicuri e insoddisfatti del proprio aspetto naturale. Inoltre, i filtri possono indurre a confrontarsi con delle immagini ideali e perfette, che sembrano veritiere, che circolano sui social media, creando un'ansia da prestazione e un senso di inadeguatezza. Ci sono poi i problemi di identità: l'uso eccessivo di filtri può portare i giovani a perdere la connessione con la propria identità. I filtri possono alterare così tanto l'aspetto di una persona che diventa difficile per loro accettare il proprio aspetto naturale. Ciò può portare a una confusione dell'identità e a una perdita di senso di sé. Tra mondo digitale e mondo reale, tra realtà percepita e realtà costruita, tra oggettività e soggettività siamo oramai giunti a un punto di svolta. Il mondo digitale, non si limita più a mescolarsi con la quotidianità ma la influenza sempre più, fino quasi a volerla sostituire. È arrivato il momento di approfondire questa nuova dimensione esistenziale e di costruire un nuovo umanesimo digitale, in cui gli elementi fondanti dell’essere umano trovano una loro esaltazione e non una loro sostituzione nel mondo digitale.
Il Corpo e le Sue Storie - Meno kg, più patriottismo
Feb 27 2023
Il Corpo e le Sue Storie - Meno kg, più patriottismo
Il politicamente corretto arriva anche nella Fabbrica di cioccolato, la famosa opera di Dahl da cui sono stati tratti numerosi film e adattamenti. Alcune indiscrezioni hanno lasciato intendere la volontà dell’editore Punguin di eliminare parole e espressioni potenzialmente offensive quali ad esempio vecchio o grasso. Si tratta di un ultimo, in ordine di tempo, tentativo di pulire la letteratura e l’arte, da espressioni una volta permesse, ma oggi giudicate non più appropriate, non adeguate alle sensibilità degli individui moderni, comunque non più conformi ai nuovi standard del vivere comune. Dire a una persona che è grassa, non è più permesso, è offensivo, varca i limiti del rispetto delle sensibilità dell’altro. Anche se la persona a cui viene rivolto questo attributo è, a tutti gli effetti, senza nessun possibile fraintendimento, obeso. Ma perché la parola grasso può essere considerata offensiva? Una possibile risposta può essere ricondotta ai modelli socio-culturali che riguardano il nostro corpo, soprattutto nella cultura occidentale. E all’enorme attenzione che le società moderne dedicano al benessere individuale. È diventata quasi una prerogativa del cittadino moderno, come un forte vincolo sociale, quello di doversi impegnare a prendersi cura di sé stesso. Il cittadino moderno deve rimanere in forma, deve praticare sport, deve alimentarsi in maniera adeguata evitando i cibi spazzatura, deve prendersi cura della propria pelle e dei propri capelli, deve dedicare un tempo sufficiente della giornata al riposo e al sonno…insomma, deve prendersi costantemente cura della propria persona. Ma non lo fa solo per sé stesso. Lo fa anche, in segno di responsabilità collettiva, per la società. Perché una persona obesa e fuori forma è un costo per la società, in quanto ad esempio, più soggetta all’insorgenza di malattie e problematiche quali il colesterolo, il diabete, l’ipertensione, ecc. Essere in sovrappeso è come mostrare in maniera plastica ed evidente che l’individuo oltre a non avere interesse per se stesso, non lo ha neanche per gli altri, per il vivere comune. Manca di rispetto a una società che è costretta a doversi far carico della sua vita piena di bagordi e eccessi alimentari.. Per giunta, il suo aspetto fisico, chiaramente, non rispecchia i modelli socio-culturali dominanti di corpi aitanti, prestanti, ben modellati. In questa prospettiva, essere grasso vuol dire realizzare un triplice tradimento: verso se stessi, verso lo società e verso i modelli socio-culturali dominanti. Essere “accusati” di grassezza porta una serie di attributi di valori; è come essere riconosciuto come un traditore della patria, un menefreghista, un cattivo cittadino, un individuo a cui non interessa affatto se i suoi comportamenti e le sue scelte di vita diventano un costo per gli altri. Forse è un’accusa troppo grande da rivolgere perfino a un cattivo di una storia. O, per evitare di essere censurati, un diversamente buono. Tuttavia, altri attributi che riguardano il corpo di un individuo sono ancora tollerati. È, ancora, dunque, possibile poter descrivere un personaggio - o una persona - come basso o tarchiato; oppure è possibile descrivere un nasone, o una bocca troppo larga, o dei denti aguzzi, perfino dei piedi troppo grandi, oppure troppo piccoli. In fondo si tratta di peculiarità a cui non può essere data nessuna responsabilità all’individuo, il quale è costretto a subirle come dono - o maledizione - della natura. Tutta al più, se c’è qualcuno a cui muovere una qualche forma di accusa, questi devono essere i suoi genitori, i quali hanno trasmesso un patrimonio genetico inappropriato. A loro volta potrebbero, però, tirarsi fuori da qualsiasi responsabilità, risalendo ai nonni. E così via, indietro di generazioni e generazioni fino al momento in cui qualche avo ha deciso di combinare i propri geni con un partner dal naso troppo pronunciato! È questione di geni, insomma. Per cui la cosa me la puoi far notare, senza che diventi un’offesa: e io ci devo stare! Ma essere accusato di grassezza no, non te lo puoi permettere. Nessuno può mettere in dubbio il mio amore per la patria!
Religioni, sostenibilità e cura del creato tra meraviglia e problemi sociali
Feb 26 2023
Religioni, sostenibilità e cura del creato tra meraviglia e problemi sociali
L’impegno congiunto delle religioni cristiane per la lotta alle disuguaglianze sociali e il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile individuati dall’ONU è il tema del seminario di studio che si è svolto in modalità online venerdì 23 aprile 2021. L’iniziativa ha voluto configurarsi come luogo virtuale di incontro: quello fra le religioni impegnate per la pace e lo sviluppo, per la salvaguardia del pianeta, la giustizia, il lavoro e l’istruzione, e per sconfiggere la povertà, la fame e le disuguaglianze. Un webinar che ha visto l’Università cassinate divenire un luogo privilegiato di sensibilità e valori condivisi; uno strumento di formazione per le nuove generazioni su un tema di particolare importanza per il futuro delle nostre società. All’incontro hanno preso parte l’Archimandrita del trono ecumenico della Sacra Diocesi Ortodossa d’Italia e Malta padre Athenagoras Fasiolo, in rappresentanza di S.S. il Patriarca ecumenico Bartolomeo, e il vescovo di Frosinone – Ferentino - Veroli mons. Ambrogio Spreafico presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo, il quale ha tenuto una lectio sul tema della cura del creato alla luce del suo libro: Il capolavoro imperfetto. Per l’Ateneo cassinate sono intervenuti i proff. Maurizio Esposito e Alessandra Sannella, assieme al responsabile scientifico dell’evento il prof. Lucio Meglio. Partecipanti gli studenti dei corsi di laurea in Scienze dell’educazione, Lingue e Servizio Sociale.